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venerdì 2 aprile 2010

La "RES PUBLICA"

RES PUBLICA. Non è da qui che dovremmo esser partiti?
Leggendo il blog di Domenico Barillà sul sito per la terza età Vivere in armonia mi è nato istintivo questo pensiero.
Ho avuto la fortuna di frequentare il liceo, e nonostante non fossi uno studente modello, esistono attimi che rimangono impressi in noi: io li chiamo i momenti salienti, quelli che il nostro cervello ritiene importanti da mantenere, ed ai quali assegna e rinnova, evidentemente, un livello di priorità che non li fa affondare.
Ecco, un mio momento saliente è la lezione in cui ho imparato che RES significa "cosa" e PUBLICA significa "di tutti" e che da questi due idiomi latini deriva la definizione della nostra organizzazione politica: una REPUBBLICA.
E' una cosa pubblica, nostra, e quando siamo chiamati a scegliere cosa farne delle "cosa nostra" permettiamo che la NOSTRA classe dirigente si scordi della mia lezione di latino e trasformi la RES PUBLICA in una "cosa privata", miopi e disillusi, forse ingannati:" non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere " mi diceva spesso mia madre, cercando di crescermi il più dritto possibile.
Inutile puntare il dito, credo occorra guardarsi attorno, togliere i paraocchi, e capire chi è l'altro possessore della cosa pubblica, e magari dirgli che se scende dal divano e spegne il televisore, intorno a lui esiste la cosa sua, e deve prendersene cura, con attenzione e non darla in mano a chicchessia.
Vorrei contarli quelli che sarebbero disposti ad affidare il frutto del proprio impegno ad un uomo che a stento ha raggiunto la maturità intellettuale.
I frutti del nostro impegno sono i nostri figli, i nostri risparmi, le nostre possibilità e potenzialità: forse occorre togliere il paraocchi: possiamo chiamarlo "televisione"?

Cristiano

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